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Interview to JTM by Luciana Galliano
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Javier Torres Maldonado conducting the Dynamis
Ensemble. Soloists: Carlo Chiarappa and Armand
Angster.
©2006, Javier Torres Maldonado.


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Intervista di Luciana Galliano a Javier Torres Maldonado in occasione del programma dedicato dal Festival Milano Musica alla musica messicana e spagnola contemporanea, il 29 ottobre 2006.


L. G.: In un periodo storico di molto decentramento culturale e musicale, ha senso considerare il luogo di nascita di un compositore? Evidentemente sì, non per rintracciare una qualche – insostenibile – autenticità, piuttosto per potersi capacitare e disporre all’ascolto di percorsi musicali inediti, di diversa matrice culturale.
La musica spagnola è stata da sempre liberamente connessa al corso della musica in senso lato europea, basti pensare alla meravigliosa produzione del contrappunto rinascimentale, ma anche radicata nel canto e nella danza, nella vivace cultura nobilmente popolare di zarzuelas, chicos e flamenco – in un rapporto fertilissimo con il mediterraneo non europeo. Nella modernità, per quasi un secolo la musica spagnola ignorò Beethoven e di seguito il romanticismo; di contro, in un gioco di rifrazioni speculari, la Spagna valeva come luogo di meravigliosa eccentricità, in cui si sommavano ed elidevano diverse rappresentazioni, variamente pittoresche: le "Spagne" di Glinka, Chopin, Liszt, Rimskij-Korsakov, Bizet (che mosse Nietzsche contra Wagner), quelle composte a Parigi indifferentemente da francesi e spagnoli... Uno dei quali fu il grandissimo Manuel de Falla (1876-1946), musicista influente e inventivo a cavallo delle nazioni e dei continenti, la cui musica è ancora profondamente imparentata col mondo della leggiadra zarzuela.

I rapporti comunque alterni, per circostanze e per scelte, della cultura musicale spagnola con il mondo furono resi ulteriormente difficili nel Novecento dalla Guerra Civile e dal seguente fascismo, e solo negli anni Cinquanta, grazie anche all’opera della famiglia di musicisti di origine tedesca Halffter (Rodolfo, 1900-1987, Ernesto, 1905-1989, Cristobal, 1930) rinacque una comunità musicale con legami internazionali, poi consolidata nel lavoro e dal temperamento di Luis de Pablo – il quale aggiornò la conoscenza dei materiali musicali elaborati nell’Europa centrale, il linguaggio dei suoni elettronici e, con la sua enciclopedica conoscenza, la presenza di culture musicali non europee in una scrittura raffinata e sapientissima, molto dettagliata e poetica.

La musica spagnola esercitò un profondo influsso su tutte le aree della colonia, e in Messico dal 1521, quando la plurimillenaria civiltà messicana fu sottoposta al dominio spagnolo sino alla dichiarazione d’indipendenza nel 1821. Abbiamo rivolto alcune domande al compositore Javier Torres Maldonado sul percorso della musica contemporanea messicana.



J. T. M.: «Per quanto riguarda la musica messicana il legame con la Spagna si spezza in realtà molto presto; tra '800 e '900 lo sguardo dei compositori messicani era rivolto più verso Francia, Germania, e verso l'opera italiana. Nella musica messicana, di enorme importanza è il ricchissimo e multiforme repertorio tradizionale, che da una parte trae sì le sue radici dalla musica rinascimentale e barocca iberica – negli archivi delle più importanti cattedrali messicane esistono molti manoscritti di musica polifonica – ma dall’altra deve moltissimo all'apporto delle etnie indigene e delle comunità di origine africana, deportate come mano d'opera nelle piantagioni di Cuba e del Golfo del Messico. È proprio questa fusione di etnie che dà origine ad un ricchissimo repertorio parallelo di danze, canzoni e musica strumentale, tuttora vivo. Nel caso mio e di altri compositori messicani, una scrittura ritmica complessa ha le sue radici nella vivacità della musica afrocubana e folclorica.


"Danza de los viejitos", regione del Michoacan, Messico


Non potendo ripercorrere in poche parole tutti gli sviluppi prima e dopo l'indipendenza – basti pensare che la prima sinfonia in tutto il continente americano è stata composta in Messico e che il primo conservatorio americano è sorto a Morelia, una città del centro del paese – direi che contrariamente alla visione tradizionale secondo cui l'origine del Messico moderno sarebbe la rivoluzione del 1910, in realtà un cambiamento nella musica messicana "colta" avvenne già negli ultimi 30 anni del XIX sec., con il consolidarsi dell’antica tradizione pianistica messicana, con uno sviluppo non trascurabile del repertorio sinfonico e cameristico e un'importante produzione operistica.

Durante la prima metà del XX sec. le arti in generale subiscono un forte cambiamento per l’insorgere del nazionalismo, fortissima corrente ideologica che aiutò il consolidamento politico e sociale dei paesi latinoamericani come li conosciamo oggi. Naturalmente il nazionalismo, linguaggio estetico dominante, coesisteva con altre tendenze estetiche e con tecniche compositive diverse, osservabili persino nell'evoluzione di un singolo compositore – si veda la differenza tra le prime opere romantiche di Julián Carrillo e quelle successive di sperimentalismo microtonale. Nel Messico postrivoluzionario il nazionalismo musicale è più longevo che in Europa, arriva alle soglie degli anni Sessanta; tuttavia già alla fine degli anni Cinquanta si percepisce un esaurimento dello stile nazionalista messicano, dovuto anche all'apertura dei compositori verso nuove correnti cosmopolite: alcuni di essi si erano formati negli Stati Uniti o in Europa.
Ho pensato molto ai collegamenti possibili tra i compositori spagnoli contemporanei e quelli messicani; trovo che i punti di contatto siano pochi o addirittura, per la mia generazione, nulli – io stesso sono stato in Spagna per la prima volta solo l'anno scorso – ma paradossalmente sono le differenze che avvicinano e non le similitudini.»



Autoritratto di David Alfaro Siqueiros ("El Coronelazo", 1945), principale rappresentante del movimento
pittorico nazionalista messicano.

L. G.: Quale fu l’apporto di Rodolfo Halffter, già allievo di de Falla, che insegnò al Conservatorio Nacional del Mexico per oltre trent’anni?

J. T. M.: «Per il Messico è stata un'enorme fortuna l'aver accolto non solo musicisti come Halffter o musicologi come Adolfo Salazar, ma una grande quantità di artisti, intellettuali, poeti, scienziati e politici importantissimi, che fuggivano dalla follia di Franco. Nel caso di Rodolfo Halffter, quando è arrivato in Messico l'attività dei compositori più importanti come Silvestre Revueltas (1899-1940) e Carlos Chávez (1899-1978) era già avviata. Halffter è stato un importante collaboratore di Chávez e, senza mai aderirvi dal punto di vista estetico, un grande sostenitore del movimento nazionalista messicano.»

L. G.: Lo sviluppo dei subcultural studies ha definitivamente cancellato paradigmi obsoleti (ma inconsciamente radicati) come quello del rapporto fra "centro" (un ipotetico mainstream europeo della musica contemporanea) e "periferia" (tutte le altre produzioni). Eppure il grande studioso messicano Ilan Stavans ancora nel 1997 teorizzava il dualismo fra una élite messicana che persegue una cultura cosmopolita legata alla cultura europea, e un’arte nativa e ibrida (mestizo) che attinge alla mitografia india, alle leggende metropolitane, al folklore messicano, per di più sfruttata da governi interessati a costruire un'immagine di Messico discendente da radici pre-colombiane. Cosa ne pensa? è proprio la sua musica che sembra rompere questo schema, e inoltre le circostanze della musica popolare messicana e le relazioni di questa con la produzione colta sembrano più ricche e fertili di quelle europee.

J. T. M.: «Certo è che un passato così profondamente radicato non è stato cancellato totalmente dalla colonizzazione spagnola, e lo si vede nelle tante lingue autoctone ancora parlate nel territorio del paese; il Messico di oggi però è il risultato della fusione di tanti apporti diversi. È inevitabile che la propria cultura appaia anche dietro le elaborazioni più complesse del pensiero musicale, perché un musicista nasce e cresce circondato dalla musica, e questo lo segna per tutta la vita. Il mio interesse a collegare la direzionalità della forma musicale con le velocità della pulsazione, alla sovrapposizione di diverse concezioni del tempo musicale, o all'accelerazione e al rallentamento dei tempi metronomici non è il risultato di un'astrazione ma di un’esperienza viva.»




© Oscar Ruiz. http://www.imagenesaereasdemexico.com/
Vista dall'alto della "Plaza de las tres culturas" di Città del Messico. Il suo nome proviene dal fatto che gli edifici che sorgono attorno sono stati costruiti in tre tappe differenti della storia del Messico: Precoloniale, Coloniale e Messico Moderno. Javier Torres Maldonado ha visuto dal 1990 al 1992 nel pallazzo sull'angolo inferiore destro della fotografia.


L. G.: Nel programma del concerto, due grandi compositori come Manuel de Falla e Silvestre Revueltas sembrano identificati come "capostipiti" dei percorsi della musica contemporanea rispettivamente in Spagna e Messico; cosa può dire al proposito?

J. T. M.: «Il concerto per clavicembalo è forse uno dei brani più severi di De Falla, e in questo senso più legato alla tradizione non tanto della musica popolare spagnola quanto a quella dei grandi polifonisti iberici, come Francisco Guerrero (1528-1599); penso però che allo stesso tempo è la composizione in cui l'autore concentra di più il suo sguardo sul futuro.
Nel caso di Revueltas l'elaborazione di elementi popolari della musica messicana in simbiosi con il linguaggio europeo esprime esattamente la tradizione parallela a cui accennavo prima. »

L. G.: Nel 1937 Revueltas proponeva "una musica che non va in Rolls Royce ma cammina a piedi nudi, e non piace alle orecchie dei civili e raffinati salotti europei". Ma perché non Carlos Chávez, da molti considerato il maggiore e il meno europeo dei compositori messicani?

J. T. M.: «Revueltas aspirava a comporre una musica che venisse dal profondo della cultura popolare. La scelta della sua musica per questo programma è per via della sua bellezza e modernità; in realtà, poiché probabilmente non è stato ancora possibile avere una prospettiva obiettiva della storia musicale del XX sec., penso sia importante proporre al pubblico la musica di Revueltas, del quale ho sempre sentito dire, soprattutto in Europa, "ah sì, si suppone che in America sia uno dei compositori più importanti della prima metà del XX sec. ma non ho mai ascoltato nulla di suo". Basti pensare che una delle sue opere più importanti, Homenaje a García Lorca, è stata eseguita a New York solo nel 1985.




Dopo il 1945 e fino circa alla metà degli anni Sessanta, le reazioni di molti compositori nel continente americano hanno portato la musica in altre direzioni: il caso più eloquente è forse quello di Conlon Nancarrow, che ha sviluppato la totalità delle sue opere più importanti quasi completamente ignorato anche in Messico [dove visse dal 1940 alla morte nel 1997], influenzando l'opera di pochissimi compositori, in maniera diretta come nel caso di Carlos Sandoval (suo unico allievo), o in maniera indiretta nel mio caso – grazie a una serie di concerti e conferenze tenutisi a Città del Messico negli anni Novanta, in cui furono eseguiti tutti gli studi per pianoforte meccanico.»

L. G.: E Luis de Pablo?

J. T. M.: «La presenza di de Pablo in questo programma mi sembra obbligatoria perché è oggi uno dei compositori più conosciuti non solo della musica spagnola ma della musica contemporanea in generale.»



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