
La musica spagnola è stata da sempre liberamente connessa al corso della musica in senso lato europea, basti pensare alla meravigliosa produzione del contrappunto rinascimentale, ma anche radicata nel canto e nella danza, nella vivace cultura nobilmente popolare di zarzuelas, chicos e flamenco – in un rapporto fertilissimo con il mediterraneo non europeo. Nella modernità, per quasi un secolo la musica spagnola ignorò Beethoven e di seguito il romanticismo; di contro, in un gioco di rifrazioni speculari, la Spagna valeva come luogo di meravigliosa eccentricità, in cui si sommavano ed elidevano diverse rappresentazioni, variamente pittoresche: le "Spagne" di Glinka, Chopin, Liszt, Rimskij-Korsakov, Bizet (che mosse Nietzsche contra Wagner), quelle composte a Parigi indifferentemente da francesi e spagnoli... Uno dei quali fu il grandissimo Manuel de Falla (1876-1946), musicista influente e inventivo a cavallo delle nazioni e dei continenti, la cui musica è ancora profondamente imparentata col mondo della leggiadra zarzuela.
I rapporti comunque alterni, per circostanze e per scelte, della cultura musicale spagnola con il mondo furono resi ulteriormente difficili nel Novecento dalla Guerra Civile e dal seguente fascismo, e solo negli anni Cinquanta, grazie anche all’opera della famiglia di musicisti di origine tedesca Halffter (Rodolfo, 1900-1987, Ernesto, 1905-1989, Cristobal, 1930) rinacque una comunità musicale con legami internazionali, poi consolidata nel lavoro e dal temperamento di Luis de Pablo – il quale aggiornò la conoscenza dei materiali musicali elaborati nell’Europa centrale, il linguaggio dei suoni elettronici e, con la sua enciclopedica conoscenza, la presenza di culture musicali non europee in una scrittura raffinata e sapientissima, molto dettagliata e poetica.
La musica spagnola esercitò un profondo influsso su tutte le aree della colonia, e in Messico dal 1521, quando la plurimillenaria civiltà messicana fu sottoposta al dominio spagnolo sino alla dichiarazione d’indipendenza nel 1821. Abbiamo rivolto alcune domande al compositore Javier Torres Maldonado sul percorso della musica contemporanea messicana.
"Danza de los viejitos", regione del Michoacan, Messico
Non potendo ripercorrere in poche parole tutti gli sviluppi prima e dopo l'indipendenza – basti pensare che la prima sinfonia in tutto il continente americano è stata composta in Messico e che il primo conservatorio americano è sorto a Morelia, una città del centro del paese – direi che contrariamente alla visione tradizionale secondo cui l'origine del Messico moderno sarebbe la rivoluzione del 1910, in realtà un cambiamento nella musica messicana "colta" avvenne già negli ultimi 30 anni del XIX sec., con il consolidarsi dell’antica tradizione pianistica messicana, con uno sviluppo non trascurabile del repertorio sinfonico e cameristico e un'importante produzione operistica.
Durante la prima metà del XX sec. le arti in generale subiscono un forte cambiamento per l’insorgere del nazionalismo, fortissima corrente ideologica che aiutò il consolidamento politico e sociale dei paesi latinoamericani come li conosciamo oggi. Naturalmente il nazionalismo, linguaggio estetico dominante, coesisteva con altre tendenze estetiche e con tecniche compositive diverse, osservabili persino nell'evoluzione di un singolo compositore – si veda la differenza tra le prime opere romantiche di Julián Carrillo e quelle successive di sperimentalismo microtonale. Nel Messico postrivoluzionario il nazionalismo musicale è più longevo che in Europa, arriva alle soglie degli anni Sessanta; tuttavia già alla fine degli anni Cinquanta si percepisce un esaurimento dello stile nazionalista messicano, dovuto anche all'apertura dei compositori verso nuove correnti cosmopolite: alcuni di essi si erano formati negli Stati Uniti o in Europa.
Ho pensato molto ai collegamenti possibili tra i compositori spagnoli contemporanei e quelli messicani; trovo che i punti di contatto siano pochi o addirittura, per la mia generazione, nulli – io stesso sono stato in Spagna per la prima volta solo l'anno scorso – ma paradossalmente sono le differenze che avvicinano e non le similitudini.»

Autoritratto di David Alfaro Siqueiros ("El Coronelazo", 1945), principale rappresentante del movimento
pittorico nazionalista messicano.

© Oscar Ruiz. http://www.imagenesaereasdemexico.com/
Vista dall'alto della "Plaza de las tres culturas" di Città del Messico. Il suo nome proviene dal fatto che gli edifici che sorgono attorno sono stati costruiti in tre tappe differenti della storia del Messico: Precoloniale, Coloniale e Messico Moderno. Javier Torres Maldonado ha visuto dal 1990 al 1992 nel pallazzo sull'angolo inferiore destro della fotografia.
Nel caso di Revueltas l'elaborazione di elementi popolari della musica messicana in simbiosi con il linguaggio europeo esprime esattamente la tradizione parallela a cui accennavo prima. »

Dopo il 1945 e fino circa alla metà degli anni Sessanta, le reazioni di molti compositori nel continente americano hanno portato la musica in altre direzioni: il caso più eloquente è forse quello di Conlon Nancarrow, che ha sviluppato la totalità delle sue opere più importanti quasi completamente ignorato anche in Messico [dove visse dal 1940 alla morte nel 1997], influenzando l'opera di pochissimi compositori, in maniera diretta come nel caso di Carlos Sandoval (suo unico allievo), o in maniera indiretta nel mio caso – grazie a una serie di concerti e conferenze tenutisi a Città del Messico negli anni Novanta, in cui furono eseguiti tutti gli studi per pianoforte meccanico.»
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